“Requisiti di concessione e /o diniego delle circostanze attenuanti generiche.”

 

di Erika Damiani

L e circostanze attenuanti generiche sono disciplinate all’art. 62- bis c.p. in base al quale:

  1. Il giudice, indipendentemente dalle circostanze prevedute nell’art.62, può prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena. Esse sono considerate in ogni caso, ai fini dell’applicazione di questo capo, come una sola circostanza, la quale può anche concorrere con una o più delle circostanze indicate.
  2. Ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto dei criteri di cui all’art. 133, primo comma, numero 3 (intensità del dolo e grado ella colpa grave), e secondo comma (elementi da cui trarre la capacità a delinquere del reo), nei casi previsti dall’art. 99 (recidiva), quarto comma, in relazione ai delitti previsti dall’art. 407, comma 2, lett.a) del codice di procedura penale, nel caso in cui siano puntiti con la pena della reclusione non inferiori nel minimo a cinque.
  3. In ogni caso, l’assenza di precedenti condanne per altri reati a carico del condannato non può essere, per ciò solo, posta a fondamento della concessione delle circostanze di cui al primo comma.

La ratio di questa disposizione va ravvisata nella necessità di mitigare, attraverso il ricorso a circostanze non specificamente contemplate dalla legge e non predeterminate, le pene giudicate troppo aspre a seguito di un’applicazione troppo rigida e formale del paradigma sanzionatorio. La norma infatti non descrive situazioni in relazioni alle quali è prevista la diminuzione della pena, riferendosi invece a tutte quelle non prevedibili dal legislatore, ma ugualmente rilevanti, la cui individuazione è affidata al giudice attraverso l’esercizio di un potere discrezionale.

Proprio a causa dell’esercizio di un tale potere il Giudice, nel valutare, deve esaminare tutte le circostanze rilevanti del caso specifico e dare un’adeguata motivazione nel caso in cui decida di non concedere le circostanze in esame. Inoltre, non è necessario che “il Giudice di merito, nel motivare il diniego della concessione, tenga conto di tutti gli elementi favorevoli e sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente che si riferisca a quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo gli altri disattesi o superati da detta valutazione” (Cass. N. 38366 del 22.9.2015). L’organo giudicante, il quale molto spesso racchiude la sua motivazione in espressioni come “al fine di adeguare al meglio la pena”, non può quindi considerare scontata la meritevolezza delle circostanze attenuanti generiche (Cass. N. 7914/2015) e deve quindi opportunamente indicare gli elementi dai quali possa trarsi, anche per implicito, il percorso logico che lo ha condotto al riconoscimento dell’art. 62 bis c.p., precisando quali siano gli elementi decisivi per tale statuizione, soprattutto nei casi di fatti di rilevante gravità. Inoltre, il giudice, nel caso sia ritenuta la meritevolezza dell’attenuazione della pena, deve specificare le ragioni ritenute atte alla mitigazione del trattamento sanzionatorio.

La Suprema Corte ha più volte sottolineato come le circostanze in questione non costituiscono oggetto di una benevola e discrezionale concessione del Giudice, ma il riconoscimento di situazioni non contemplate in maniera specifica le quali non sono comprese tra le circostanze da valutare ex art. 133 c.p. (Rubricato “Gravità del reato: valutazione agli effetti della pena). Si ritiene che tale ultima disposizione non rappresenti l’unico parametro in base a quale concedere le circostanze attenuanti generiche, ma si debba tener conto anche di qualsiasi altro elemento del giudizio da cui poter far discendere la meritevolezza della diminuzione della pena. Da tale affermazione, però, si comprende come l’art. 133 c.p. sia un valido spunto per la concessione di attenuanti generiche: il lamentato rischio di un ne bis in idem sostanziale, viene scongiurato non considerando in sede di commisurazione della pena quei valori già contemplati per la concessione delle circostanze in esame. I Giudici della Cassazione ritengono che “ai fini della concessione o del diniego delle attenuanti generiche, è sufficiente che si considerino gli elementi di cui all’art. 133 c.p. ritenuti prevalenti e atti consigliare il tipo di valutazione da effettuare: anche un solo elemento che attenga alla personalità del reo, all’entità del reato e alle modalità di esecuzione può essere sufficiente per motivare la concessione o i diniego” ( Cass. N. 15476 del 14.4.2016).

I giudici di legittimità hanno riconosciuto che la concessione di circostanze attenuanti generiche “presuppone la sussistenza di positivi elementi di giudizio e non costituisce un diritto conseguente alla mancanza di elementi negativi connotanti a personalità del reo” (Cass. N. 32359 del 23.7.2015).

Sulla base della copiosa giurisprudenza esistente in materia, si considerano presupposti per la concessione o diniego delle circostanze attenuanti generiche:

  1. La confessione spontanea del reo: la Suprema Corte ha sostenuto che “mentre la confessione dell’imputato, tanto più se spontanea, è segno di resipiscenza, può essere elemento favorevole per la concessione non può essere considerato elemento negativo la dichiarazione di innocenza dell’imputato, pur di fronte a elementi probatori da cui è evidente la colpevolezza” (Cass. N. 50565 del 28.12.2015)
  2. Il comportamento successivo al compimento del reato: la Consulta, con sent.n. 183 del 10.6.2011, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 62-bis nella parte in cui non consente di tenere in considerazione la suddetta condotta ai fini dell’applicazione del primo comma.
  3. La collaborazione prestata nelle indagini ed altre situazioni di manifesto ravvedimento, se non è già di per sé configurabile l’attenuante del ravvedimento operoso di cui all’art. 62 n.6 c.p.
  4. L’esistenza di precedenti: secondo la Suprema Corte questa può rilevare ai fini del diniego della concessione delle attenuanti generiche e dei benefici di legge anche quando” il Giudice, sulla base di una valutazione complessiva del fatto oggetto del giudizio e della personalità del reo, esclude che la reiterazione delle condotte denoti la presenza di uno spessore criminologico tale da giustificare l’applicazione della recidiva” (Cass. n. 38378 del 23.9.2014). Sempre in tema, più di recente, i Giudici di legittimità hanno asserito come le attenuanti generiche possano essere negate anche soltanto in base all’esistenza di un precedente penale, perché in tal modo viene formulato un giudizio di disvalore sulla personalità (Cass. n. 11539 del 11.3.2014).
  5. Lo stato di incensuratezza: ai sensi dell’art. 62- bis, comma 3, non è di per sè sufficiente a costituire elemento su cui si fonda la concessione delle circostanze in esame.
  6. La giovane età dell’imputato: quando abbia determinato una non completa maturità e capacità di valutare il proprio comportamento.

CONCLUSIONI

Da questa breve disamina si evince come il Giudice sia chiamato a valutare elementi positivi e negativi, non sono contemplati dalla legge, prima di pronunciarsi sulla concessione o il diniego delle circostanze in esame. I suddetti elementi possono consistere:

  • Nelle circostanze di cui all’art.133 c.p.:
  • Natura, specie, mezzi oggetto, tempo, luogo e ogni altra modalità dell’azione;
  • Gravità del danno o pericolo cagionato alla persona offesa dal reato
  • Intensità del dolo o grado della colpa
  • Motivi a delinquere e carattere del reo
  • precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo antecedenti al reato
  • condotta contemporanea o susseguente al reato
  • condizioni di vita individuale, familiare, sociale del reo.
  • Nelle circostanze individuate in via pretoria, quali:
  • Confessione spontanea del reo
  • Comportamento successivo al compimento del reato;
  • Collaborazione prestata nelle indagini e altre situazioni di manifesto ravedimento;
  • L’esistenza di precedenti;
  • Lo stato di incensuratezza
  • la giovane età dell’imputato.Riferimenti normative : Art. 62 bis c.p.; Art. 133 c.p.;D.lgt. n. 288 del 1944;Art. 1 della legge 5 dicembre 2005, n. 251;Giurisprudenza: Cass. N. 38366 del 22.9.2015; Cass. N. 7914/2015; Cass. N. 15476 del 14.4.2016; Cass. N. 32359 del 23.7.2015; Cass. N. 50565 del 28.12.2015; Cass. n. 11539 del 11.3.2014.

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