Il pignoramento mobiliare

a cura della Dott.ssa Arianna Lo Menzo

Riferimenti normativi: art. 2913 c.c. – art. 485 c.p.c. – art. 492 c.p.c. – art. 495 c.p.c. – art. 497 c.p.c. – art. 513 c.p.c. – art. 519 c.p.c. – artt. 530, 532, 534 ss. c.p.c.

L’espropriazione mobiliare è il procedimento esecutivo giudiziario che ha ad oggetto i beni mobili di proprietà del debitore, che vengono sottratti coattivamente, attraverso il pignoramento, al fine di soddisfare il creditore a seguito di vendita o assegnazione.

Momento iniziale dell’espropriazione mobiliare è il pignoramento che consiste in un’ingiunzione dell’ufficiale giudiziario al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi.

Secondo quanto recita l’art. 492 c.p.c., così come modificato dal d. lg. 59/2016 “Il pignoramento deve anche contenere l’avvertimento che il debitore, ai sensi dell’articolo 495, può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle spese di esecuzione, sempre che, a pena di inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria, prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale. Il pignoramento deve contenere l’avvertimento che, a norma dell’articolo 615, secondo comma, terzo periodo, l’opposizione è inammissibile se è proposta dopo che è stata disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569, salvo che sia fondata su fatti sopravvenuti ovvero che l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente per causa a lui non imputabile”. Il richiamo espresso all’art. 495 del codice di rito prevede un’ulteriore possibilità per il debitore esecutato, ossia la facoltà di convertire il pignoramento prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione. La conversione si realizza sostituendo ai beni pignorati una somma di denaro equivalente da aggiungersi alle spese di esecuzione sostenute. La conversione può, e deve, essere richiesta dal debitore tramite il deposito di un’istanza in cancelleria e, contestualmente, una somma non inferire ad un quinto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento; sarà successivamente il giudice dell’esecuzione a disporre, con ordinanza, la somma da sostituire al bene pignorato, o la possibilità della rateizzazione mensile per un massimo di 36 mesi, a seguito di audizione delle parti in udienza e nel rispetto del limite temporale di 30 giorni dal deposito dell’istanza. Tale possibilità prevista all’art. 645 c.p.c. può essere disposta per una sola volta a pena di inammissibilità e viene meno qualora il debitore ometta, o ritardi oltre i 15 giorni, il versamento dell’importo determinato: in tal caso le somme già versate formeranno parte dei beni pignorati del cui ricavo si soddisferanno il creditore procedente e gli eventuali creditori intervenuti.

Secondo quanto disposto dall’art. 2913 c.c. con il pignoramento si limita il potere dell’esecutato di disporre del bene pignorato, al fine di impedire che l’eventuale atto di disposizione possa pregiudicare il creditore pignorante o i creditori intervenuti: gli atti posti in essere dal soggetto esecutato non sono inesistenti o nulli, né annullabili, ma solo inefficaci. Questa inefficacia non è assoluta, ma si produce solo nei confronti del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione; sono sempre salvi gli effetti del possesso in buona fede.

Il permanere del vincolo di indisponibilità relativa è condizionato al pignoramento e al soddisfacimento del diritto dei creditori: se l’atto di disposizione coinvolge beni immobili o mobili registrati, l’alienazione o l’atto di disposizione anche anteriori al pignoramento sono fatti salvi solo se la trascrizione sia anteriore al pignoramento stesso; in caso di beni mobili sono fatti salvi gli atti di disposizione aventi data certa anteriore al pignoramento (artt. 2914, 2915 c.c.).

Atto propedeutico al pignoramento è l’atto di precetto, con il quale il creditore ingiunge il debitore a pagare, nel termine di 10 giorni, la somma di denaro pari al credito vantato; l’atto di precetto viene notificato al debitore unitamente al titolo esecutivo.

Decorso inutilmente suddetto termine, e non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto, il creditore può dare avvio al pignoramento dei beni presso il debitore.

L’ufficiale giudiziario, munito di titolo esecutivo e precetto, inizia la ricerca dei beni mobili pignorabili presso l’abitazione o altri luoghi a lui appartenenti, o direttamente presso la sua persona, essendo sempre tenuto a rispettare le opportune cautele e senza lederne il decoro.

Sono in genere pignorabili beni mobili, denaro e titoli di credito, senza che sia necessario verificarne la proprietà.

Su ricorso del creditore e con autorizzazione del Presidente del Tribunale o da giudice da lui delegato (attualmente sostituito con “il giudice di pace” dal D. Lgs. 13 luglio 2017, n. 116, con entrata in vigore a partire dal 31.10.2021), possono essere pignorati tutti i beni che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore ma dei quali egli può direttamente disporre. Se nella ricerca delle cose da pignorare abbia bisogno di aprire porte o ripostigli, di tenere eventualmente a bada il debitore o terzi oppure di allontanare persone che disturbano l’esecuzione del pignoramento, l’ufficiale giudiziario può anche richiedere l’assistenza della forza pubblica (art. 513 c.p.c.).

La legge stabilisce che alcuni beni mobili non sono pignorabili e distingue tra beni assolutamente impignorabili, beni relativamente impignorabili e beni pignorabili in determinate circostanze di tempo: trattasi di quei beni che hanno per il debitore un determinato valore religioso, oppure che garantiscono il sostentamento suo e della sua famiglia, o beni che sono indispensabili per rendere la vita di una persona dignitosa o che consentono al debitore di continuare ad esercitare la propria attività lavorativa (Artt. 514, 515 e 516 c.p.c.).

A tutela della pretesa creditizia il legislatore ha stabilito che l’impignorabilità assoluta può essere eccepita solo dall’esecutato attraverso l’opposizione all’esecuzione nelle forme previste dall’articolo 615 c.p.c., e non può essere rilevata dal giudice d’ufficio.

Al momento dell’accesso presso i luoghi del debitore l’ufficiale giudiziario deve pignorare quei beni che ritiene di facile e pronta liquidazione, nel limite di un presumibile valore di realizzo pari all’importo del credito precettato aumentato della metà (art. 517 c.p.c.), pertanto, saranno preferiti il denaro contante, i gioielli, i titoli di credito e ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.

Ai sensi dell’art. 518 c.p.c., sulla forma del pignoramento mobiliare, stabilisce che “L’ufficiale giudiziario redige delle sue operazioni processo verbale nel quale dà atto dell’ingiunzione di cui all’articolo 492 e descrive le cose pignorate, nonché il loro stato, […], determinandone approssimativamente il valore, con l’assistenza, quando occorre, di uno stimatore da lui scelto […]”.

Quanto alla procedura di svolgimento del pignoramento dei beni mobili presso il debitore, l’art. 519 c.p.c. stabilisce che, salvo espressa autorizzazione del Presidente del Tribunale o di un giudice da lui delegato, lo stesso non può essere eseguito nei giorni festivi prima delle ore 7 né dopo le ore 21. Tuttavia, il pignoramento che sia iniziato nelle ore prescritte, può essere eseguito sino al suo compimento.

Nel processo verbale l’ufficiale giudiziario fornisce disposizioni in relazione alla conservazione delle cose pignorate e nomina un custode, il quale sottoscrive il medesimo processo verbale.

Una volta svolto il pignoramento, l’ufficiale giudiziario riconsegna il titolo esecutivo, l’atto di precetto e il verbale di pignoramento al creditore, il quale, entro e non oltre il termine di 15 giorni deve iscrivere a ruolo il pignoramento, pena la perdita di efficacia dello stesso.

Ai fini dell’iscrizione a ruolo è necessario il deposito in cancelleria dei tre atti di cui sopra e della nota di iscrizione a ruolo. In caso di deposito telematico sarà necessaria allegare alla busta di deposito un’attestazione di conformità che attesti la conformità all’originale del processo verbale, dell’atto di precetto e del titolo esecutivo.

Il pignoramento perde efficacia se entro 45 giorni dal suo compimento non viene proposta istanza vendita o assegnazione (art. 497 c.p.c.); tale istanza può essere depositata in cancelleria decorsi 10 giorni dal pignoramento pena l’invalidità della vendita o dell’assegnazione (art. 501 c.p.c.), ad eccezione che per le cose deteriorabili, delle quali può essere disposta l’assegnazione o la vendita immediata. Tale termine è dilatorio e non perentorio e ad esso non si applica la sospensione del decorso dei termini prevista dalla L. 7.10.1969, n. 742 (cd. sospensione feriale dei termini).

Ai sensi dell’art. 530 c.p.c. il giudice dell’esecuzione fissa con decreto l’udienza per l’audizione delle parti alla quale devono comparire il creditore pignorante, i creditori intervenuti, il debitore e gli eventuali interessati (art. 485 c.p.c.).

Le parti possono fare osservazioni sulle modalità e il tempo della vendita e possono proporre opposizione agli atti esecutivi secondo quanto disposto dagli art. 617ss.

Se non vi sono opposizioni o se le parti raggiungono un accordo il giudice dell’esecuzione emette ordinanza per la vendita o l’assegnazione. Se viene proposta opposizione il giudice decide con sentenza e successivamente decide con ordinanza le modalità e i tempi per la vendita e l’assegnazione.

 Tre sono le modalità di vendita previste dal codice di rito:

  • vendita con incanto (art. 534 c.p.c.). Quando la vendita deve essere fatta ai pubblici incanti, il giudice dell’esecuzione stabilisce il giorno, l’ora e il luogo in cui deve eseguirsi, e ne affida l’esecuzione al cancelliere o all’ufficiale giudiziario o a un istituto all’uopo autorizzato; inoltre, il giudice può disporre che, oltre alla pubblicità prevista dal primo comma dell’articolo 490, sia data anche una pubblicità straordinaria a norma del comma terzo dello stesso articolo;
  • vendita senza incanto;
  • vendita a mezzo di commissario (artt. 532 c.p.c. come modificato dal d. lg. 59/2016 e 533 c.p.c.). Le cose pignorate vengono affidate all’istituto vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento motivato, ad altro soggetto specializzato nel settore di competenza iscritto nell’elenco dei soggetti specializzati a norma dell’art. 169-sexies att. del codice di rito. Con lo stesso provvedimento, il giudice fissa il prezzo minimo della vendita (se il valore delle cose risulta dal listino di borsa o di mercato, la vendita non può essere fatta a prezzo inferiore al minimo segnato); l’importo globale fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita, e può imporre al commissionario una cauzione; fissa il numero complessivo, non superiore a tre (prima era non inferiore a tre), degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i relativi ribassi, le modalità di deposito della somma ricavata dalla vendita e il termine finale non superiore a sei mesi, alla cui scadenza, qualora la vendita non avvenga, il soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria. Restituiti gli atti il giudice, se non vi sono istanze di integrazione del pignoramento, dispone la chiusura anticipata del processo esecutivo.

La somma ricavata a seguito dello svolgimento della vendita viene ripartita tra tutti i creditori intervenuti nella procedura esecutiva.

ASPETTI PRATICI : IL DEPOSITO TELEMATICO

Un aspetto pratico utile da affrontare è quello relativo al deposito telematico dell’iscrizione a ruolo del pignoramento e dell’istanza di vendita o assegnazione.

Può accadere che i termini per l’iscrizione a ruolo del pignoramento e del deposito dell’istanza di vendita e assegnazione scadano in tempi piuttosto ravvicinati, e ciò comporta delle difficoltà per l’avvocato che ricorra al deposito telematico, soprattutto per i depositi indirizzati ai tribunali più grandi.

Il sistema ministeriale prevede due distinti depositi: il primo per l’iscrizione a ruolo del pignoramento, al cui perfezionamento verrà assegnato un numero di ruolo; il secondo per il deposito dell’istanza di vendita e assegnazione, per il quale sarà necessario indicare il numero di ruolo fornito al momento dell’iscrizione a ruolo del pignoramento.

Ebbene, può accadere che il deposito telematico, che può dirsi correttamente eseguito solo alla ricezione della quarta P.E.C. di accettazione da parte della cancelleria, possa perfezionarsi in un momento successivo rispetto alla decorrenza dei 45 giorni dal pignoramento, comportando una preclusione per l’avvocato che a questo punto non potrà depositare l’istanza di vendita e assegnazione in quanto sprovvisto del numero di ruolo: il pignoramento perderebbe efficacia.

Tale conseguenza può essere evitata procedendo al deposito congiunto dell’atto introduttivo nota di iscrizione a ruolo del pignoramento mobiliare e dell’atto successivo istanza di vendita e di assegnazione.

L’avvocato depositante dovrà avere cura di allegare nella busta del deposito, oltre agli allegati obbligatori quali titolo esecutivo, atto di precetto e verbale di pignoramento, l’istanza di vendita e assegnazione come allegato generico.

Si procederà, pertanto, con l’iscrizione a ruolo del pignoramento avendo cura di inserire, oltre ai consueti atto principale e agli allegati obbligatori, anche ulteriori allegati generici costituiti dall’istanza di vendita, dal relativo contributo unificato e da eventuali altri documenti, eventualmente inserendo una descrizione nella sezione note. Al momento dell’accettazione viene assegnato il numero di ruolo, che dovrà essere inserito in fase di creazione della busta di un successivo deposito, anche oltre il termine dei 45 giorni ormai rispettato con la precedente iscrizione, costituito da un’istanza generica o da una nota di deposito quale atto principale.

Al fine di evitare che l’istanza di vendita sfugga all’attenzione della cancelleria, nell’atto principale del nuovo deposito (istanza generica o nota di deposito) si darà atto del deposito precedentemente effettuato in termini e si richiamerà la precedente istanza di vendita, anche riallegandola, così consentendo alla cancelleria di procedere al mutamento dello stato del fascicolo.

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