Il dictat delle Sezioni Unite sull’individuazione del dies a quo per la costituzione in giudizio del ricorrente nel processo tributario

a cura della Dott.ssa Arianna Lo Menzo

Tratto dalla Rivista de Il Sole 24 ore “Ventiquattrore Avvocato”, n. 10, ottobre 2017

Cassazione civile, Sez. Unite, 29 maggio 2017, n. 13452

“Nel processo tributario, il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente e dell’appellante, che si avvalga per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)”.

Finalmente le Sezioni Unite della Corte di Cassazione risolvono l’annoso conflitto giurisprudenziale sulla individuazione del dies a quo per la costituzione in giudizio del ricorrente nel processo tributario.

La quaestio nasce dalle difficoltà interpretative delle disposizioni di cui agli artt. 22, c. 1 e 53 c. 2 del D. Lgs. n. 546/1992, recante “Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell’art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413”.

Le disposizioni presenti negli articoli sopra citati stabiliscono che nel procedimento davanti alle Commissioni Tributarie il ricorso è proposto mediante notifica ex art. 137 ss. c.p.c.

Nel caso specifico delle comunicazioni o notificazioni a mezzo del servizio postale, esse si considerano fatte al momento della spedizione, mentre i termini che hanno inizio dalla comunicazione o notificazione decorrono dalla data di ricezione dell’atto.

Dunque, la difficoltà interpretativa, riguardante le comunicazioni e notificazioni a mezzo postale, incideva sulla determinazione del dies a quo per la costituzione in giudizio del ricorrente: se il termine di 30 giorni per il deposito del ricorso nella cancelleria della Commissione Tributaria competente dovesse considerarsi decorrente dal giorno della spedizione del ricorso o della ricezione dello stesso da parte del resistente.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione risolvono il conflitto interpretativo con la sentenza n. 13452/2017 stabilendo che il termine per la costituzione del ricorrente decorre dal momento del perfezionamento della notificazione, dunque, dalla data in cui l’atto entra nella sfera giuridica del destinatario.

Tuttavia, il momento della spedizione rileva ai fini della tempestività dell’impugnazione del provvedimento, e questo per evitare che l’eventuale inefficienza dei servizi postali possa compromettere l’ammissibilità del ricorso.

Conclusioni queste che confermano un orientamento già cristallizzatosi in varie pronunce della Corte di Cassazione a partire dal 2008, e che tutte sottolineano la rilevanza del momento della ricezione dell’atto da parte del resistente ai fini della costituzione in giudizio.

La legge fa comunque salva la possibilità per il ricorrente di costituirsi in giudizio depositando l’originale del ricorso e la ricevuta di spedizione, sollevando il ricorrente dall’obbligo di presentare la ricevuta di avvenuta notificazione nel caso in cui essa non sia intervenuta nel periodo utile per la costituzione.

L’odierno orientamento garantisce non solo un’armonizzazione all’interno dell’intera disciplina della notificazione nel processo tributario, ma anche un allineamento della disciplina del processo tributario con quanto previsto sia nel processo civile che in quello amministrativo, dove i termini per la costituzione di chi propone la domanda giudiziale o impugna il provvedimento amministrativo decorrono dal momento in cui si perfeziona la notificazione al destinatario.

Di seguito si riporta giurisprudenza facente capo al primo orientamento e secondo orientamento.

IL SECONDO ORIENTAMENTO

Cassazione civ., Sez. V, 15 maggio 2008, n. 12185

Nel processo tributario, il termine di trenta giorni dalla proposizione del ricorso, previsto a pena di inammissibilità dal primo comma dell’art. 22 D. Lgs. n. 546/1992 per la costituzione del ricorrente (o dell’appellante) e per il deposito del ricorso notificato, decorre, anche in caso di notifica del suddetto ricorso a mezzo posta, dalla data in cui esso è stato ricevuto e non dalla data in cui è stato spedito, dovendo ritenersi, sulla base di una interpretazione sistematica degli artt. 22 primo comma, 20 secondo comma, e 16 quinto comma D. Lgs. n. 546/1992, che la notificazione a mezzo del servizio postale “si considera effettuata” al momento della spedizione solo con riguardo ai termini entro i quali il perfezionamento della notificazione stessa deve intervenire – ipotesi nella quale un eventuale disservizio postale potrebbe comportare per il notificante una decadenza incolpevole, mentre i termini per i quali (come nella specie) il perfezionamento della notificazione (ivi compresa quella a mezzo del servizio postale) rappresenta il momento iniziale del tempo concesso per il compimento di un’attività (e rispetto ai quali perciò una notificazione che, in virtù di una fictio effettuata in un momento anteriore a quello dell’effettivo ricevimento dell’atto rappresenterebbe invece un’ingiustificata anticipazione della decorrenza e perciò un’ingiustificata riduzione del tempo a disposizione) decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto, come peraltro espressamente disposto dell’ultima parte citato quinto comma dell’art. 16 D. Lgs. n. 546/1992, con una previsione di portata generale, che nessuna espressa disposizione derogatoria autorizza a ritenere inapplicabile alle ipotesi di notificazione a mezzo del servizio postale.

Cassazione civ., Sez. V, 21 aprile 2011, n. 9173

In tema di contenzioso tributario, ai fini della costituzione in giudizio del ricorrente, il ricorso direttamente notificato con raccomandata a mezzo del servizio postale deve essere depositato nella segreteria della Commissione tributaria, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla ricezione da parte del destinatario e non dalla spedizione da parte del ricorrente.

Cassazione civ., Sez. VI, 5, 17 settembre 2015, n. 18296

Non costituisce motivo d’inammissibilità, ex artt. 53 e 33 D. Lgs. n. 546 del 1992, dell’appello notificato a mezzo posta, il fatto che, all’atto della costituzione, l’appellante depositi l’avviso di ricevimento del plico inoltrato per raccomandata, in luogo del prescritto avviso di spedizione in quanto anche l’avviso di ricevimento del plico raccomandato riporta la data della spedizione, con la conseguenza che il relativo deposito deve ritenersi idoneo ad assolvere la funzione probatoria che la norma assegna all’incombente, anche in considerazione del principio, di recente ribadito, secondo cui, in tema di contenzioso tributario, il termine entro il quale la copia del ricorso spedito per posta deve essere depositata presso la segreteria della Commissione tributaria adìta decorre dalla data della ricezione dell’atto da parte del destinatario e non da quella di spedizione.

IL PRIMO ORIENTAMENTO

Cassazione civ., Sez. V, 14 ottobre 2004, n. 20262

La disciplina specifica della notifica a mezzo posta degli atti del processo tributario, secondo cui “Qualunque comunicazione … a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione …” (art. 16 del D.lg. n. 546 del 1992) consente di affermare che il deposito del ricorso tributario notificato a mezzo posta deve avvenire entro trenta giorni dalla spedizione postale e non dalla ricezione dell’atto da parte del destinatario.

Cassazione civ., Sez. V, 9 agosto 2016, n. 16758

In tema contenzioso tributario, nel procedimento di appello, ai sensi dell’art. 22, comma 1, quale richiamato dal successivo art. 53, comma 2, del d.lgs. n. 546 del 1992, la rituale costituzione in giudizio del ricorrente, ancorata alla spedizione e non alla ricezione del ricorso da parte del resistente, richiede il deposito, entro trenta giorni dalla proposizione, nella segreteria della Commissione tributaria adita, dell’originale del ricorso notificato o di copia dello stesso, unitamente a copia della ricevuta di spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale, sicché, in difetto, attenendo l’adempimento al riscontro della stessa tempestività della costituzione, il ricorso è inammissibile e tale sanzione va rilevata d’ufficio in ogni stato e grado del processo, né è sanabile per via della costituzione del convenuto.

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