GARANZIA DEL VENDITORE. DIFFERENZE NEI RAPPORTI B2B E B2C

di Erika Damiani

In materia di vendita è possibile distinguere due tipologie di rapporti:

  • I rapporti tra professionisti (c.d. business to business o B2B), i quali sono soggetti alla disciplina del codice Civile;
  • I rapporti tra professionisti e consumatori (d. business to consumer o B2C), i quali rinvengono una loro espressa normativa nel codice del consumo, il quale richiama, per quanto non espressamente disciplinato, le norme del c.c. in materia di vendita (art. 135, comma 2 c.d.c.)

In tale settore, sia il codice civile che il codice del consumo disciplinano, con qualche importante sfumatura, due tipologie di garanzia: la garanzia legale e convenzionale.

1) LA GARANZIA LEGALE.

Con riferimento ai rapporti B2B essa è disciplinata all’art. 1490 c.c., rubricato “Garanzia per I vizi della cosa venduta”, in base al quale “il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendono inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore”.

Nei rapporti B2C, la disciplina si rinviene all’art. 129 cdc (Conformita’ al contratto) in base al quale “Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita”. Affinché i beni possano essere considerati tali è necessario che:

  1. a) siano idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
    b) siano conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
    c) presentino la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura;
    d) siano altresì idonei all’uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.

2) GARANZIA CONVENZIONALE

La garanzia legale per i vizi della cosa venduta può con apposita clausola contrattuale essere modificata in modo da aumentare o diminuire la garanzia medesima” (Cass. n. 8578/97),

  • Nei rapporti B2B

L’art. 1487 c.c. prevede che “I contraenti possono aumentare o diminuire gli effetti della garanzia e possono altresì pattuire che il venditore non sia soggetto a garanzia alcuna”. Tale disposizione sta a significa che i contraenti possono liberamente pattuire condizioni di garanzia diverse e, in casi estremi, possono addirittura stabilire che alcuna garanzia è dovuta. Tuttavia, secondo gli Ermellini, una clausola di esclusione o riduzione dei diritti di garanzia legale, tuttavia, dovrebbe essere espressamente pattuita e sottoscritta con doppia firma ai sensi dell’art. 1341 codice civile, in quanto chiaramente, radicalmente riduttiva dei diritti dell’acquirente (Cass. 23.03.1993 n. 3418; 8.10.1976 n. 3345; 22.11.1982, n. 6011). All’esclusione totale della garanzia vi è comunque un limite: ai sensi del comma 2 dell’art. 1487 c.c “il venditore è sempre, tenuto per l’evizione derivante da un fatto suo proprio. È nullo ogni patto contrario”.

  • Nei rapporti B2C

In tali rapporti la garanzia convenzionale è disciplinata all’art. 133 del codice del consumo, secondo il qualeLa garanzia convenzionale vincola chi la offre secondo le modalità indicate nella dichiarazione di garanzia medesima o nella relativa pubblicità; il secondo comma descrive il contenuto della suddetta garanzia prevedendo che essa contenga:
a) la specificazione che il consumatore è titolare dei diritti previsti dal presente paragrafo e  l’indicazione che la garanzia medesima lascia impregiudicati tali diritti;
b) in modo chiaro e comprensibile l’oggetto della garanzia e gli elementi essenziali necessari per farla valere, compresi la durata e l’estensione territoriale della garanzia, nonché’ il nome o la ditta e il domicilio o la sede di chi la offre.

A differenza però di quanto accade nei rapporti tra professionisti, il codice del consumo prevede, all’art. 134, la nullità di ogni patto volto ad escludere o limitare i diritti riconosciuti a consumatore

COSA ACCADE IN CASO DI VIOLAZIONE DELLA GARANZIA?

  • NEI RAPPORTI B2B.

Ai sensi dell’art. 1492 c.c. “Nei casi indicati dall’articolo 1490 il compratore può domandare a sua scelta la risoluzione del contratto ovvero la riduzione del prezzo, salvo che, per determinati vizi, gli usi escludano la risoluzione. (…) Se la cosa consegnata è perita in conseguenza dei vizi, il compratore ha diritto alla risoluzione del contratto; se invece è perita per caso fortuito o per colpa del compratore, o se questi l’ha alienata o trasformata, egli non può domandare che la riduzione del prezzo

Inoltre, In virtù dell’art. 1494 c.c “il venditore è tenuto verso il compratore al risarcimento del danno, se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa”. L’azione di risarcimento si prescrive a decorrere dalla consegna del bene venduto (Cass.n. 2797/08)

Termini per la denuncia: in base a quanto disposto dall’art. 1495 c.c. l’acquirente deve denunciare il vizio entro otto giorni dalla scoperta (pena la decadenza dal diritto alla garanzia). La garanzia può essere fatta valere per un anno dalla consegna. Secondo la Cassazione (sent. n. 26967/11) la prescrizione annuale decorre indipendentemente dalla scoperta del vizio.

  • NEI RAPPORTI B2C:

I rimedi posti a tutela del consumatore sono disciplinati all’art. 130 c.d.c., in base al quale in caso di difetto di conformità, il consumatore ha diritto al ripristino, senza spese, della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto ove ricorra una delle seguenti situazioni:
a) la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;
b) il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro un congruo termine;
c) la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

La risoluzione del contratto è esclusa qualora il difetto di conformità sia di lieve entità

Termini per la denuncia.

Ai sensi dell’art. 132 c.d.c. Il venditore è responsabile, a norma dell’articolo 130, quando il difetto di conformità’ si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene. Ma vi è di più:  Il consumatore decade dai diritti di cui all’art. 130, se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. L’azione diretta a far valere i difetti non dolosamente occultati dal venditore si’ prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene.

CONCLUSIONI

Da quanto sopra esposto si evince che le differenze principali concernenti la garanzia del venditore nei rapporti B2C e B2B, riguardano essenzialmente:

  • LA GARANZIA CONVENZIONALE: nei rapporti B2C non è possibile limitare od escludere del tutto la garanzia del venditore, ma è possibile, ad esempio, modificarne la durata o l’estensione territoriale;
  • I RIMEDI POSTI A TUTELA DEL CONSUMATORE: a differenza della disciplina codicistica, il codice del consumo prevede un rimedio ulteriore e cioè consente al consumatore di richiedere il ripristino della conformità del bene mediante riparazione o sostituzione;
  • TERMINI PER LA DENUNCIA E DI PRESCRIZIONE: nei rapporti B2C il consumatore può denunciare i vizi entro 2 mesi dalla scoperta del vizio mentre il professionista deve farlo nei brevi termine di 8 giorni. In ogni caso, anche decorsi tali termini l’acquirente, sia esso consumatore o professionista, può esercitare l’azione di garanzia entro i termini di prescrizione: 26 mesi nei rapporti B2C,  12 mesi nei rapporti B2B.

Il contenuto della garanzia legale è invece identico perché in entrambi i rapporti il venditore è tenuto a garantire che il bene sia immune da vizi che ne diminuiscano il valore o comportino un’inidoneità all’uso per cui il bene oggetto della vendita è destinato.

RIFERIMENTI NORMATIVI: artt. 1487, 1490,1492,1494, 1495 c.c; artt. 130, 132, 134, 135 comma 2 Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005)

GIURISPRUDENZA: Cass. n. 8578/97; Cass. 23.03.1993 n. 3418; Cass. 8.10.1976 n. 3345; Cass. 22.11.1982, n. 6011; Cass.n. 2797/08; Cass. sent. n. 26967/11

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