“Danno non patrimoniale: le tabelle milanesi non costituiscono fonte di diritto”.

 

di Michele De Stefano, in Altalex del 19.7.2016

Con la sentenza n. 9367 del 10.5.2016, la Suprema Corte ha fatto applicazione del principio già in precedenza espresso per cui “Il valore delle tabelle milanesi va inteso, ad avviso del Collegio, non già nel senso di avallare l’idea che le dette tabelle ed i loro adeguamenti siano divenute esse stesse in via diretta una normativa di diritto”, bensì quale parametro di apprezzamento dell’esercizio del potere di liquidazione equitativa del danno che il Giudice è tenuto a compiere ai sensi dell’art. 1226 c.c. La decisione muoveva infatti da un preciso motivo di ricorso con cui si censurava una sentenza della Corte d’appello di Bologna, per aver quest’ultima liquidato il danno a favore dei genitori della vittima di un sinistro stradale in applicazione delle tabelle milanesi del 2011 anziché di quelle del 2013. Tale motivo non è stato accolto dalla Suprema Corte proprio in ragione della natura giuridica riconosciuta a dette tabelle posto che, ratione temporis, la Corte territoriale avrebbe invece ben potuto liquidare il danno secondo le tabelle del 2013. Infatti quest’ultime risultavano pubblicate sull’Osservatorio della Giustizia Civile di Milano il 20.3.2013 e quindi prima della deliberazione della sentenza (22.3.2013) e della pubblicazione della stessa (10.4.2013).  Peraltro quand’anche in sede di deliberazione i Giudici non avessero conosciuto l’aggiornamento delle tabelle avvenuto solo due giorni prima, essi avrebbero comunque potuto modificare la decisione fino alla data di pubblicazione della sentenza per effetto dell’entrata in vigore di una nuova normativa (cfr. da ultimo Cass. 5855/00). Tuttavia la Suprema Corte non ha ritenuto che l’aggiornamento delle tabelle rappresenti jus superveniens vincolante proprio in ragione della loro natura.  La Sentenza condivide infatti quanto già affermato dalla medesima Corte nelle pronunce n. 4447/2014 e 12408/2011, secondo cui nella liquidazione del danno biologico l’adozione della regola equitativa ex art. 1226 c.c. deve garantire comunque uniformità di giudizio su tutto il territorio nazionale, uniformità cui giova il riferimento alle tabelle in questione. D’altro canto però, “il valore delle tabelle milanesi riconosciuto dalla sentenza n. 12408 del 2011 – si legge nella sentenza in commento che sul riporta testualmente Cass. 4447/2014 – va inteso, ad avviso del Collegio, non già nel senso di avallare l’idea che le dette tabelle ed i loro adeguamenti siano divenute esse stesse in via diretta una normativa di diritto, che occorrerebbe necessariamente qualificare all’interno della categoria delle fonti per come regolata, sia pure ormai indirettamente per quanto concerne il concetto di legge, dall’art. 1 preleggi (ma non solo), bensì nel senso che esse integrino i parametri di individuazione di un corretto esercizio del potere di liquidazione del danno non patrimoniale con la valutazione equitativa normativamente prevista dall’art. 1226 c.c. Le Tabelle sono dunque “normative” nel senso che sono da riconoscere come parametri di corretto esercizio del potere di cui all’art. 1226, e, dunque, di corretta applicazione di tale norma. Esse hanno, pertanto, valore normativo nel senso che forniscono gli elementi per concretare il concetto elastico previsto nella norma dell’art. 1226 c.c. (…).Le Tabelle Milanesi, in quanto determinative di criteri di quantificazione del danno patrimoniale, assumono rilievo, sulla base delle considerazioni svolte da Cass. n. 12408 del 2011 come “fonti” in base alle quali è possibile, di regola, considerare correttamente esercitato il potere di liquidazione equitativa di cui all’art. 1226 c.c.. Dunque, i criteri da esse poste, si vedono attribuire il carattere di parametri di apprezzamento della correttezza dell’esercizio del potere di cui all’art. 1226 c.c., per cui tale potere ne deve necessariamente tenere conto nell’esternarsi con la motivazione”. Per effetto di codesta premessa, la Suprema Corte giunge quindi ad affermare che l’aggiornamento delle tabelle non è pertanto evento che determina jus superveniens da applicarsi dal Giudice.  D’altro canto e sulla scorta di quanto sopra, la stessa Suprema Corte  si è chiesta allora se la modifica sopravvenuta delle tabelle nelle more della pubblicazione della sentenza possa sotto altro profilo determinare jus superveniens, ovvero come riferibile al contenuto dell’art. 1226 c.c. quale regula juris da applicarsi al caso concreto. Ma anche sotto tale profilo la conclusione non cambia, atteso appunto il carattere di parametri di apprezzamento della correttezza dell’esercizio del potere di cui all’art. 1226 c.c. che si riconosce alle tabelle. Conclude pertanto la Suprema Corte che “per apprezzare come in concreto il giudizio equitativo ai sensi dell’art. 1226 c.c., sia stato compiuto non è sufficiente individuare quale tabella il giudice ha applicato ed in particolare che ha applicato quella vigente al momento della deliberazione, ma è necessario considerare come abbia applicato al caso di specie in concreto quell’elemento, cioè come abbia considerato quella tabella, e, soprattutto, come esso così applicato, sia stato poi applicato in concreto in unione con gli altri elementi individuatori del caso concreto e rilevanti ai fini dell’operazione liquidatoria equitativa”. Ne discende che l’operazione liquidatoria cui il Giudice è chiamato è, secondo codesto orientamento, non già una mera applicazione automatica delle tabelle, bensì un’operazione relativa in cui il valore tabellare deve essere rapportato agli altri elementi che presenta la fattispecie in concreto. Fatte tali premesse, tale è il principio di diritto enunciato nella sentenza in questione: “in tema di c.d. tabelle milanesi di liquidazione del danno, qualora dopo la deliberazione della decisione e prima della sua pubblicazione, sia intervenuta una loro variazione, deve escludersi che l’organo deliberante abbia l’obbligo di riconvocarsi e di procedere ad una nuova operazione di liquidazione del danno in base alle nuove tabelle, in quanto la modifica delle tabelle non integra un jus superveniens nè in via diretta nè in quanto dette tabelle assumano rilievo, ai sensi dell’art. 1226 c.c., come parametri doverosi per la valutazione equitativa del danno non patrimoniale alla persona”.

In aggiunta a quanto sopra evidenziato, la sentenza in questione contiene ulteriori elementi di interesse attinenti la fattispecie del danno in caso di sinistro stradale mortale. Nel primo motivo, ad esempio, si torna sulla questione della risarcibilità jure hereditatis del danno sofferto allorchè il decesso si verifichi immediatamente o dopo brevissimo tempo dall’urto. Sul punto la sentenza ricorda e si allinea alla recente pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite n. 15350/2015 che esclude in tali casi la risarcibilità: “In materia di danno non patrimoniale, in caso di morte cagionata da un illecito, il pregiudizio conseguente è costituito dalla perdita della vita, bene giuridico autonomo rispetto alla salute, fruibile solo in natura dal titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente, sicchè, ove il decesso si verifichi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, deve escludersi la risarcibilità iure hereditatis di tale pregiudizio, in ragione – nel primo caso – dell’assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito risarcitorio, ovvero – nel secondo – della mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo”.

Riferimenti normativi: art. 1226 c.c.

Giurisprudenza: Cassazione Civile, sez. III, sentenza 10/05/2016 n° 9367; Cass. 447/2014; 12408/11.

http://www.altalex.com/documents/news/2016/05/13/danno-non-patrimoniale-tabelle-milanesi-fonte-di-diritto-esclusione

 

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