“L’assegno divorzile: presupposti e criteri di determinazione.”

di Michele De Stefano e Valentina Iannilli

  1. Il disposto normativo

“Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”. Tale è il disposto letterale dell’art. 5 co. VI L.Div.

  1. L’assegno di divorzio: i vari criteri.

Giova al riguardo riprendere e soffermarsi sulla esaustiva e compendiosa rassegna giurisprudenziale sul punto: “L’assegno periodico di divorzio ha carattere esclusivamente assistenziale (di modo che dev’essere negato se richiesto solo sulla base di premesse diverse, quale il contributo personale ed economico dato da un coniuge al patrimonio dell’altro), atteso che la sua concessione trova presupposto nell’inadeguatezza dei mezzi del coniuge al istante, da intendersi come insufficienza dei medesimi, comprensivi di redditi, cespiti patrimoniali ed altre utilità di cui possa disporre, a conservargli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio (e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso o che poteva fondarsi su aspettative maturate nel corso del rapporto: Cass. 10/20582, 07/15610, 07/4764, 02/6541), senza cioè che sia necessario uno stato di bisogno, e rilevando invece l’apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle precedenti condizioni economiche (Cass. 06/4021), le quali devono essere tendenzialmente ripristinate, per ristabilire un certo equilibrio. Ove sussista tale presupposto, la liquidazione in concreto dell’assegno deve essere effettuata in base alla valutazione ponderata e bilaterale dei criteri enunciati dalla legge (condizione del coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio: (Cass. 01/6660), con riguardo al momento della pronuncia di divorzio. A quest’ultimo fine, peraltro, deve escludersi la necessità di una puntuale considerazione, da parte del giudice che dia adeguata giustificazione della propria decisione, di tutti, contemporaneamente, i parametri di riferimento indicati dall’art. 5 l. div., per la determinazione dell’importo spettante all’ex coniuge, anche in relazione alle deduzioni e alle richieste delle parti (potendo, ad es., considerare prevalente quello basato sulle condizioni economiche delle parti: Cass. 06/9876), salva restando la valutazione della loro influenza sulla misura dell’assegno (Cass.05/10210, 04/13169, 98/317), che potrà anche essere escluso sulla base dell’incidenza negativa di uno o più di essi (Cass. s.u. 90/11490, 92/12682), o quando la conservazione del tenore di vita assicurato dal matrimonio finisca per risultare incompatibile con gli altri elementi di quantificazione di cui all’art. 5 l. div. (08/20351, 03/40400)”. In ragione di quanto esposto, a proposito di assegno divorzile se ne afferma anche la natura ed il criterio risarcitorio con evidente riferimento alle ragioni della decisione di cui alla norma in esame. Tale criterio sta a significare che l’assegno può essere quantificato con riguardo ai comportamenti che abbiano causato il fallimento del matrimonio. Ha tuttavia precisato la Suprema Corte che tale criterio risarcitorio funge soltanto da criterio di moderazione dell’ammontare dell’assegno e presuppone pertanto il previo accertamento sulla sussistenza del diritto del richiedente sulla base del criterio assistenziale; da ciò consegue, precisa di conseguenza la stessa Suprema Corte, che l’indagine sui comportamenti anzidetti di uno dei coniugi è superflua allorchè il richiedente abbia redditi adeguati ovvero il coniuge “colpevole” non disponga delle necessarie risorse economiche (cfr. Cass. 05/12382; 97/7990). Altro criterio attribuito all’assegno divorzile è quello c.d. compensativo, in virtù del quale il Giudice deve tener conto dell’apporto personale ed economico dato da ciascun coniuge al patrimonio comune ovvero a quello di appartenenza esclusiva dell’altro.

iii.     Criteri di riferimento o presupposti di attribuzione?

Dal sopra riportato testo di legge, si evince agevolmente che ai fini dell’assegno divorzile rilevano indici precisi, vale a dire condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, durata del matrimonio. Ancor prima di esaminarli in dettaglio, giova premettere l’insegnamento giurisprudenziale per cui i predetti criteri di riferimento operano in primo luogo come presupposti di attribuzione ancor prima che come parametri di quantificazione; in coerenza con ciò, ben può il Giudice utilizzarne alcuni al fine di ravvisare l’an del diritto al mantenimento ed altre, anche diverse, in ordine al quantum.

  1. I criteri di riferimento nel dettaglio

Richiamato quanto esposto al paragrafo secondo, di seguito si propone breve rassegna sui singoli restanti criteri di riferimento contenuti all’art. 5 L.Div.  Quanto alla durata del matrimonio, ha precisato la giurisprudenza che essa è da intendersi  fino alla pronuncia del divorzio e non con la separazione (Cass. 21805/06). Quanto alle condizioni dei coniugi e di loro redditi, le dichiarazioni generalmente prodotte hanno per il Giudice valore non vincolante, ben potendo essere disattese sulla base di altre risultanze probatorie acquisite (es. accertamenti della Polizia Tributaria). In ordine alle ragioni della decisione ed al contributo dato da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio ed alle ragioni della decisione, si rimanda a quanto illustrato al punto n. II.

Riferimenti normativi: art. 5 L. Div.

Giurisprudenza:  Cass. 10/20582, 07/15610, 07/4764, 02/6541, 05/10210, 04/13169, 98/317, 08/20351, 03/40400

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