a cura dell’Avv. Michele De Stefano

Dal 6 aprile 2018, è entrato in vigore il nuovo art. 570 bis c.p. in forza del quale “le pene previste dall’articolo 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli“.

Balza subito all’attenzione che trattasi di reato proprio, in quanto presuppone che il soggetto attivo sia solo il coniuge e restano pertanto esclusi dalla nuova fattispecie i casi delle coppie non coniugate. Ciò pare palesare una disomogeneità tra la legislazione civile – in cui di fatto si è giunti ad una sostanziale equiparazione tra figli naturali e figli legittimi – e quella (pur recentissima) penale, in cui evidentemente si fa ancora differenza.

Tornando alla nuova fattispecie di reato, essa muove e presuppone un provvedimento reso in sede civile che stabilisce l’obbligo di mantenimento. Tale oggettivo e documentale presupposto tuttavia non preclude l’autonomo apprezzamento del Giudice in sede penale, che ad esempio può ritenere non sussistente il reato allorché l’inadempimento non sia significativo (quale l’inadempimento occasionale o limitato all’aggiornamento Istat). Diversamente, l’incapacità patrimoniale dell’obbligato non pare escluderne la punibilità, salvo che costui non si attivi in sede civile per vedersi ridotto ovvero annullato il predetto obbligo di mantenimento. Riguardo le pene, il richiamo all’art. 570 c.p. esclude l’applicazione di misure cautelari, che dunque non potranno essere applicate nelle pur rare ipotesi in cui proceda per le sole predette ipotesi di reato. Molto più frequenti sono infatti le ipotesi in cui vengano poste all’attenzione dell’A.G. situazioni astrattamente configurabili ulteriori fattispecie quali maltrattamenti in famiglia o stalking.