di Michele De Stefano, in Altalex del 4.10.2016

In materia di costruzioni in zona sismica, la violazione dell’obbligo di preavviso, deposito del progetto e relativi allegati tecnici di cui agli artt. 93, 94 e 95, D.P.R. 380/01 costituisce un reato a soggettività ristretta.

E’ quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 35941 deposita il 26 agosto 2016.

La pronuncia trae origine dal ricorso in Cassazione avverso Sentenza del Tribunale di Salerno il quale aveva ritenuto responsabili per le anzidette violazioni sia il titolare della ditta esecutrice dei lavori, sia il direttore dei lavori e progettista, in relazione alla realizzazione di una struttura di contenimento in gabbioni metallici nel comune di Riciliano, comune classificato ad alta sismicità.

In particolare, l’esecutore dei lavori censurava la sentenza di merito sotto due aspetti:  in primo luogo l’assenza in capo allo stesso  degli obblighi di cui alla normativa antisismica, trattandosi di opera pubblica conferita con appalto dal Comune, il quale pertanto era pertanto il committente nonché l’ente che doveva ricevere la comunicazione dei lavori di cui all’art. 93 cit. e quindi trasmetterla all’ufficio regionale; in secondo luogo si doleva del difetto di elemento soggettivo del reato, avendo l’imputato fatto affidamento sulla legge regionale che prevede, in caso di appalto pubblico, che gli obblighi informativi in questione spettino al titolare del potere di spesa, nella specie il Comune. Entrambi le censure sono state tuttavia ritenute infondate dalla Suprema Corte.

Quanto al primo aspetto, il Supremo Consesso ha richiamato un proprio costante indirizzo secondo cui il soggetto attivo del reato di cui al citato art. 95 è anche il titolare della ditta incaricata di eseguire opere edilizie in zona sismica, poiché destinataria del divieto di eseguirle in assenza di preventiva autorizzazione dell’ufficio regionale competente (Cass. 6675/2011; Cass. 35298/08; 35387/07; 887/1999). Si legge testualmente nella pronuncia in parola che “la contravvenzione in oggetto può essere commessa da chiunque violi o concorra a violare l’obbligo imposto del preavviso e del deposito dei progetti e degli allegati tecnici e della richiesta al compente ufficio tecnico regionale, sicchè, pur non trattandosi di un reato proprio del proprietario, la configurazione giuridica dello stesso può esser inquadrata in quelli a soggettività ristretta, giacchè, oltre che da questi, può esser commesso dal committente, dal titolare della concessione edilizia ed, in genere, da chi ha la disponibilità dell’immobile o dell’area su cui esso sorge, nonchè da quei soggetti che esplicano attività tecnica ed hanno iniziato la costruzione senza accertarsi degli intervenuti adempimenti e, come tale, non è esonerato automaticamente da responsabilità per la presenza di un direttore dei lavori”. Né, afferma la Suprema Corte, la penale responsabilità può escludersi trattandosi di appalto pubblico, dal momento che ciò non esonera l’appaltatore dagli obblighi gravanti dal contratto di appalto seppur pubblico, vale a dire l’esecuzione dell’opera a regola d’arte, con mezzi propri e sotto la propria responsabilità. “Dunque – afferma la Corte – come correttamente ritenuto nella sentenza impugnata (pag. 10), l’esecutore di opere pubbliche è costruttore/esecutore delle opere, sicchè non si può escludersi la responsabilità per violazione agli obblighi derivanti dalla legge, obblighi che non possono venir meno per il fatto che l’ente appaltante sia lo stesso che doveva ricevere la comunicazioni. E ciò in forza della ratio delle disposizioni dettate in tema di vigilanza sulle costruzioni in zone sismiche, che prevedendo un complesso sistema di cautele rivolto ad impedire l’esecuzione di opere non conformi alle norme tecniche, ed impongono a tutti i soggetti esecutori delle opere (proprietari, committenti, direttore dei lavori) ad osservare le cautele a cui sono connessi gli obblighi, che sono sanzionati con le contravvenzioni in parola”.

Assai interessante è altresì la motivazione del mancato accoglimento della censura del ricorrente sotto il secondo profilo sopra descritto (errore di diritto sulla legge extrapenale). Afferma infatti il Supremo Consesso che  “Il comportamento antidoveroso di aver dato inizio ai lavori senza autorizzazione ex art. 94 cit., non può essere escluso dalla circostanza che la L.R. Campania n. 9 del 1983, succ. mod. 19/2012 e 1/2012 e Reg. 23/2010, stabilisce che l’obbligato alla presentazione della denunzia è, in caso di committenza pubblica, il committente individuato nel titolare del potere decisionale e di spesa ai sensi del D.P.G.R. n. 23 del 2010, art. 2, comma 3, e ciò in quanto, come correttamente evidenziato nella sentenza impugnata, la legislazione in materia di governo del territorio non è esercitata, ai sensi dell’art. 117 Cost., in via esclusiva nella regione Campania, bensì concorrente e non può investire la materia della sicurezza staticità degli edifici in zona sismica che rimane di esclusiva competenza statale (Sez. 3, n. 37375 del 20/06/2013, P.M. in proc. Serpicelli, Rv 257594; Sez. 3, n. 16182 del 28/02/2013, Crisafulli, Rv 241287), sicchè la legge regionale non esonera da quanto previsto dalla legge statale in termini di precauzione antisismiche e, considera la natura professionale del soggetto agente, non vale ad escludere il dolo del reato invocando l’art. 5 c.p.”. In conclusione, la penale  responsabilità per violazione degli obblighi di cui agli artt. 93 e 94, D.P.R. 380/01 permane per l’esecutore dei lavori anche in caso di appalto pubblico come pure allorchè vi sia una legge regionale che individui nel pubblico committente, quale titolare del potere di spesa, il soggetto tenuto alla denuncia dei lavori in questione.

Riferimenti normativi: D.P.R. 380/01

Giurisprudenza: Cassazione penale, sez. III, sentenza 26/08/2016 n° 35491

http://www.altalex.com/documents/news/2016/09/12/costruzioni-in-zona-sismica-manca-vigilanza-reato-soggettivita-ristretta